da sempre, mentre affondo le mani in un impasto, penso alla mia nonna.
la donna stupenda che, lasciandomi assistere ai suoi gesti, mi ha regalato l’arte di impastare
i suoi gesti erano leeeeenti, amorevoli, profumati…..
oh, era un incanto guardarla!
mai un moto brusco, mai un cedimento alla fretta…..
ogni movimento aveva un ritmo, tutto faceva parte di quella danza squisitamente femminile che è prendersi cura di chi si ama
io, bambina, nella sua cucina passavo le ore incantata ad osservarla;
col suo modo di interpretare le ricette dava vita agli ingredienti, riusciva a farmi innamorare delle melanzane mentre ancora crude si spanciavano sul tavolo della cucina, intenerire da una patata, ingolosire dai biscotti che prendevano forma sotto la sue dita veloci.
…..
quando lei è andata via non sono più riuscita ad entrare nella sua cucina.
all’ora di pranzo vagavo per le via del centro dove mi confortava il cibo di strada,
l’unico cibo a cui riuscivo a concedermi.
e dalla strada ho ricominciato.
da quella piazza di mercato satura di colori e profumi in cui è (ri)sbocciato il mio cuore…..
vi racconto questo mio amore,
come il più classico degli amori è sbocciato in una mattina di Primavera…..
me lo ricordo bene.
ero al mercato della frutta, in una grande piazza piena di banchi carichi di merci…..
c’era una luce, limpida, radente, che rifletteva i colori accecando…..
all’improvviso, l’ho visto…..
stava cercando di attirare la mia attenzione, ammiccava verso di me, mi prometteva sapori, sensazioni, passioni…..mi implorava di toccarlo…..
io, sentivo crescere il desiderio
ci siamo sfiorati…..un brivido…..
…..mi sono innamorata.
l’ho portato con me a casa, nella mia stanza dell’amore…..la mia cucina
finalmente soli….!
mi ricordo come si pavoneggiava disteso sul mio tavolo, voleva piacermi col suo colore
sedurmi col suo odore…..
io lo sfioravo e fremevo…..
immaginavo il momento in cui sarebbe stato mio…..
il momento in cui mi avrebbe sfiorato le labbra…..
quando, alla leggera pressione dei miei denti, si sarebbe frantumato…..esplodendomi in bocca
e poi, finalmente…..mi sarebbe scivolato dentro
…..sino in fondo…..accarezzandomi dolcemente…..a lungo…..
lui sa riempirmi senza farmi sentire sazia
mi appaga lasciando intatto il desiderio di assaggiarlo e gustarlo ancora e ancora…..
io so prepararlo perché mi piaccia ogni volta di più…..
ogni boccone è un bacio…..
di questa passione ho scritto nel mio libro
“MORSI D’AMORE”
racconto di ricette, ma è d’amore che parlo
dell’amore fra me e lui: il mio cibo
…..da allora ci amiamo
la nostra passione si consuma sui tavoli…..per terra…..nel letto…..
ogni istante è perfetto per fonderci.
come tutti gli amanti affiatati, abbiamo i nostri riti prediletti
uno di questi è fare le polpette…..
ci costringiamo alla lentezza…..
lui, si adagia sul tavolo e…..
aspetta
io, metto un bel vestito e…..
incomincio.
…..
affondo le mani e…..impasto
lui mi resiste appena…..poi si mescola…..si prepara per me
sa come mi piace sentirlo
…..mi scorre attraverso le dita
mi accarezza i palmi
mi pizzica i polpastrelli…..
io so come gli piace essere impastato…..
lo sfioro appena
lo stringo a tratti
lo afferro con decisione
lo arrotolo fra le mani
lo mordo…..
…..ad una ad una , lentamente, nascono le polpette.
sono tenere, profumate, luccicanti voluttà…..
sono il frutto di questo amore
le polpette si impastano con le mani.
nude.
ad occhi chiusi.
serve un recipiente ampio, un piattino basso, mani disposte a tutto.
oltre alla carne macinata serve un uovo, pangrattato, mollica di pane, parmigiano grattugiato, un bicchiere di vino rosso corposo, sale e pepe, foglie di prezzemolo e mentuccia , aglio.
la mollica di pane si ubriaca nel vino rosso.
si versa la carne sul fondo del recipiente e la si ricopre col formaggio grattugiato e le spezie.
si mescola appena un po’, e si aggiungono l’uovo e la mollica di pane ben strizzata.
il pangrattato si regola per la giusta consistenza.
il fondo del piattino basso si ricopre di altro vino rosso.
si intingono le mani nel piattino e si inizia ad impastare.
non importa la maestria, non importa la forma della polpetta, importa quello che sentono le mani.
le mani sprofondano nella carne, si stringono a pugno fino a sentirla scorrere fra le dita,
poi ancora si distendono per stringere, di nuovo…..
…..e impastano e impastano…..
se troppo secche si ubriacano ancora nel vino rosso.
stringono e sprofondano e spingono ancora…..sprofondano…..e ancora…..premono…..
le mani toccano come vogliono essere toccate.
le mani sentono quando fermarsi.
e allora, sazie, afferrano dall’impasto la quantità nella misura di una noce e la fanno rotolare fra i palmi.
ahhhh!!
la polpetta è fatta!