baci al sedano
scelgo coste di sedano lunghe e sode, del gorgonzola e un po’ di mascarpone.
le coste le taglio a pezzetti di circa 5 centimetri,
il mascarpone e il gorgonzola li sbatto insieme sino ad ottenere una spuma
e con questa crema morbida riempio i pezzetti di sedano.
il sedano scattante, l’indolenza del gorgonzola, penso a quel bacio,
arrivato così improvviso, dopo una languida attesa.
baci mozzafiato
uso piccoli peperoncini rossi, tondi e piccanti, carota, ricotta, pecorino di capra grattugiato.
tolgo il gambo ai peperoncini e li svuoto dei semi con un cucchiaino per farli diventare
delle piccole bocche.
unisco alla ricotta il pecorino, mescolo bene e aggiungo la carota grattugiata.
con la crema farcisco i baci di peperoncini.
se mai qualcuno mi darà la stessa sensazione, lo terrò ben stretto!
baci del guardiacaccia
prendo un po’ di funghi champignon, formaggio di capra, salsa al tartufo, limone, pepe in grani.
lavo bene i funghi per togliere tutta la terra, metto a bagno le teste in acqua e limone, trito i gambi fini fini e mescolo al formaggio e alla salsa al tartufo.
le cappelle le sgocciolo e asciugo piano per non sciuparle, quando sono pronte le farcisco con la crema al tartufo e finisco con una macinata di pepe..
si mormora che i baci ardenti dell’amante di Lady Chatterley avessero questo sapore…..
ogni boccone è un bacio
la lingua testa il sapore
le labbra i contorni
succhio, mordo,
riempio la bocca di un sorriso.
…..oggi penso alla mia terra, al sole tiepido, ai mandorli in fiore, al profumo dell’aria che nel mese di Marzo è già satura di Primavera…..
ricetta della nostalgia
mentre questo sottile dolore mi chiama,
il cuore cerca la ricetta che difende nel suo angolo più segreto:
quello che trattiene la memoria dei momenti perfetti,
quando un senso di protezione assoluta cullava il battito.
nel mio cuore c’è una ricetta semplice semplice,
ha dentro il caldo del sole che inondava le mie giornate di bambina,
il profumo di menta che entrava dalle persiane socchiuse,
il colore delle nespole che grondavano dall’albero in cortile,
il sapore della perfezione di quei momenti fuori dal tempo.
è una frittata.
la faccio con due uova, un cucchiaio di panna, un po’ di pangrattato, parmigiano grattugiato, sale, foglie di mentuccia, olio d’oliva e una padellina, piuttosto piccola, col bordo alto e il coperchio trasparente; per permettere alla frittata di gonfiarsi liberamente e a me di goderne lo spettacolo.
divido i tuorli dagli albumi e li mescolo al sale, alla panna, al parmigiano grattugiato e ad una spolverata di pangrattato.
mescolo bene sbattendo un po’.
gli albumi li monto a neve, sminuzzo fra le dita qualche fogliolina di menta e mescolo tutto insieme con un movimento leggero, ritmico, dal basso verso l’alto, per non smontare gli albumi.
metto la padellina a scaldare, aggiungo un cucchiaio d’olio, ruoto appena per ungere
bene il fondo e verso il composto.
aspetto un minuto per far dorare la base, metto il coperchio e abbasso la fiamma al minimo.
il vapore si attacca al coperchio e la frittata inizia a gonfiarsi fra sospiri e ansimi.
sale, sbuffa e ridiscende, sale ancora, pare resti lì e poi si sgonfia di nuovo per ricominciare a sbuffare.
il mio tempo fluisce veloce, diffuso nel tempo necessario alla mia frittata
per raggiungere la perfezione.
la padellina diventa grande, il mio sguardo ora sfiora appena le gambe del tavolo della cucina,
l’orlo di una gonna.
qualcuno chiama il mio nome.
ecco, la frittata è pronta.
è perfetta, calda, gonfia, carica. canta.
spengo la fiamma.
e col cuore che sorride mi preparo a mangiarla.

da sempre, mentre affondo le mani in un impasto, penso alla mia nonna.
la donna stupenda che, lasciandomi assistere ai suoi gesti, mi ha regalato l’arte di impastare
i suoi gesti erano leeeeenti, amorevoli, profumati…..
oh, era un incanto guardarla!
mai un moto brusco, mai un cedimento alla fretta…..
ogni movimento aveva un ritmo, tutto faceva parte di quella danza squisitamente femminile che è prendersi cura di chi si ama
io, bambina, nella sua cucina passavo le ore incantata ad osservarla;
col suo modo di interpretare le ricette dava vita agli ingredienti, riusciva a farmi innamorare delle melanzane mentre ancora crude si spanciavano sul tavolo della cucina, intenerire da una patata, ingolosire dai biscotti che prendevano forma sotto la sue dita veloci.
…..
quando lei è andata via non sono più riuscita ad entrare nella sua cucina.
all’ora di pranzo vagavo per le via del centro dove mi confortava il cibo di strada,
l’unico cibo a cui riuscivo a concedermi.
e dalla strada ho ricominciato.
da quella piazza di mercato satura di colori e profumi in cui è (ri)sbocciato il mio cuore…..
vi racconto questo mio amore,
come il più classico degli amori è sbocciato in una mattina di Primavera…..
me lo ricordo bene.
ero al mercato della frutta, in una grande piazza piena di banchi carichi di merci…..
c’era una luce, limpida, radente, che rifletteva i colori accecando…..
all’improvviso, l’ho visto…..
stava cercando di attirare la mia attenzione, ammiccava verso di me, mi prometteva sapori, sensazioni, passioni…..mi implorava di toccarlo…..
io, sentivo crescere il desiderio
ci siamo sfiorati…..un brivido…..
…..mi sono innamorata.
l’ho portato con me a casa, nella mia stanza dell’amore…..la mia cucina
finalmente soli….!
mi ricordo come si pavoneggiava disteso sul mio tavolo, voleva piacermi col suo colore
sedurmi col suo odore…..
io lo sfioravo e fremevo…..
immaginavo il momento in cui sarebbe stato mio…..
il momento in cui mi avrebbe sfiorato le labbra…..
quando, alla leggera pressione dei miei denti, si sarebbe frantumato…..esplodendomi in bocca
e poi, finalmente…..mi sarebbe scivolato dentro
…..sino in fondo…..accarezzandomi dolcemente…..a lungo…..
lui sa riempirmi senza farmi sentire sazia
mi appaga lasciando intatto il desiderio di assaggiarlo e gustarlo ancora e ancora…..
io so prepararlo perché mi piaccia ogni volta di più…..
ogni boccone è un bacio…..